Che fare, cosa non rifare/ 7
Troppe incertezze sui processi, sulla Libia, sull’economia
Vediamo, intanto, che cosa è successo. Berlusconi ha perso. E’ accaduto quello che solo per una sorta di miracolo (laico) non era successo da quando è sotto tiro del partito dei magistrati. E, cioè, praticamente, da sempre. Il Terzo polo non solo non ha vinto, ma è risultato chiaro che non c’è aria di vederlo andare da nessuna parte. Può impedire a Berlusconi di vincere, può farlo perdere (come, stando dalla sua parte e “tirandogli la giacca”, specie in fatto di giustizia, gli ha pressoché sempre impedito di governare, cioè, di andare a fondo). di Mauro Mellini, avvocato Leggi tutti gli interventi

Perché a vincere è stato solo il partito dei magistrati con anni di “lavoro” ai fianchi di Berlusconi. E il “populismo”, l’“antipolitica”, il neoqualunquismo, l’estremismo, più antiglobal che marxista, ma, soprattutto, forcaiolo (sì, anche Pisapia, a ben vedere, è solo da quella parte). Berlusconi ha “ecceduto” contro i magistrati? Via, non diciamo le baggianate dei terzopolisti. Semmai si è lasciato troppo tirare per la giacca, quando ha cercato di fronteggiarli, da quelli che, poi, spererebbero di sostituirlo non sapendo neppure in quale ruolo. Semmai negli ultimi tempi Berlusconi ha dato segni di incertezza e di ripensamenti che sono dispiaciuti al suo elettorato ed hanno rafforzato la sua “fuga”, più degli stessi colpi mediatico-giudiziari che gli sono stati inferti. Incerto tra farsi processare o contrattaccare sui processi, incerto sulla Libia, incerto sui provvedimenti per l’economia. Incertezze determinate certamente, da defezioni, da necessità di rimediarvi.
Per il resto è oggi facile, quanto odioso, tirar fuori il fatto che Berlusconi ha saputo inventare maggioranze, governi, vittorie elettorali, ma non un partito. Ma, questa è la realtà, né si poteva pretendere che la sua “supplenza” fosse miracolosa a questo punto. Che dovrebbe fare? Ancora più odioso è dare consigli che non implichino responsabilità. Credo però di poter dire a me stesso che la prima cosa è rendersi conto di chi sia il “nemico” (lasciamo perdere termini più “corretti”, come avversario…) e come può essere colpito. Se è vero che il primo nemico di Berlusconi è il “partito dei magistrati”, occorre denunciarlo al paese non per quello che fa contro di lui, ma, anzitutto per il fatto che esiste ed è un pericolo per tutti e cercar di fare le riforme della giustizia senza badare agli strilli dell’Anm e le sciocchezze sulle “soluzioni condivise”.
E poi, denunciare l’antipolitica, il neoqualunquismo come premesse necessarie per un sistematico sgoverno. Non aver paura di dichiararsi liberali e di denunciare un oramai ridicolo compromesso storico. Certo questo non bisogna aspettarlo solo da Berlusconi. Occorre che la sua “tifoseria” si assuma le necessarie responsabilità. E se questo significa fare finalmente un partito… Meglio tardi che mai.
di Mauro Mellini, avvocato
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